In morte di Tony
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di Franz Krauspenhaar, 27 giugno 2013
Nome: Franz
Cognome: Krauspenhaar
Website:
Bio: Franz Krauspenhaar è uno scrittore. Ha pubblicato fra gli altri "Era mio padre", Fazi editore; "L’inquieto vivere segreto", Transeuropa edizioni; "1975", Caratterimobili editore; "La passione del calcio", Perdisapop; una raccolta poetica "Effekappa", Zona Editore e "Le monetine del Raphael", Gaffi Editore. A dicembre 2012 è uscita il poema "Biscotti selvaggi", Marco Saya editore.

In morte di Tony

Un ricordo di James Gandolfini

Un’incommensurabile tristezza. Era un uomo speciale, un grande talento, che con il suo straordinario senso dell’umorismo, il suo calore e il suo rispetto, ha toccato molte persone.” Questo nel comunicato della HBO sulla morte di Gandolfini. Più passa il tempo più mi dispiace. Leggo sempre più cose nuove su di lui. La sua modestia, per esempio. Era un artista in crescita. Era giovane. Mi sono immedesimato in lui. L’infarto. A me è andata bene. Stasera mi viene da piangere, ma come al solito non piango. Dal Corriere apprendo che: ‟Gandolfini, prima dell’infarto, ha consumato almeno otto drink: quattro shot di rum, due Pina Colada e due birre, accompagnati da una doppia porzione di frittura di pesce con abbondante maionese e un grande piatto di foie gras”. Come mi fa notare una mia amica, più che una grande mangiata questa è stata una grande bevuta, con quelle due birre alla fine, sicuramente fredde, che probabilmente sono state il colpo di grazia. Di birra gelata non raramente si muore. L’estate africana nel solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno che James trascorre a Roma, nel paese delle sue radici. Suo padre è nato a Borgotaro, in Lunigiana, provincia di Parma, luogo montuoso di gente terragna ma vicina al mare della prima Liguria, gente solida e ibrida, dalla parlata che risente d’altre parlate, la ligure, l’emiliana, la toscana, persino la pavese, lombarda del sud. E la mamma è invece tutta di Napoli, la città bacino d’utenza d’ogni sud, come fosse una Rio europea, che è pure la radice unica di Tony Soprano, il personaggio pazzesco, splendidamente letterario, che ha fatto diventare James famoso nel mondo. Ecco che James fa il turista nel centro storico del mondo, Roma, e mangia tutto quello che si può mangiare, accompagnando il tutto con alcol svariato, lascivo. Suo figlio Michael, che lo accompagna, mangia “normale”, certo non potrebbe contenere tutta quella roba. James è vorace, affamato di vita, bon vivant, forse drogato di cibo e alcol, ha avuto problemi di droga, in quello somiglia a Tony. Certo, la somiglianza psicologica si ferma qui, perché James è modesto e dice che è un “attore per caso”. Un errore, certo, perché niente avviene per caso, tantomeno si diventa grandi artisti così, la vocazione è lì, come una stella fissa, alla quale il tuo grande cuore è attaccato da sempre con una specie di raggio verde, un legame da te alla stella fissa del tuo destino. James Gandolfini ha prestato il suo volto inimitabile e i suoi splendidi occhi tristi e il suo tocco di attore incredibile (l’unico, credibile successore di De Niro, Pacino, Hoffman) a Tony Soprano ma anche a tanti altri personaggi del cinema americano. Avrebbe potuto fare ancora tanto altro, il grande cinema aveva un disperato bisogno di lui, tra tutti questi bambolotti senza vero costrutto, tra tutti questi Cary Grant di plastilina. James è stato ucciso dalla sua fame incredibile, forse è stato ucciso da questa voglia famelica di contenere tutto, di assumere tutto, come un grande attore che assume ogni tic e gesto e tecnica per interpretare al meglio il suo personaggio. È rimasto nella sua stanza d’albergo per ore in stato d’incoscienza prima di essere trovato, ormai ai tempi supplementari, dal figlio. Sull’ambulanza hanno tentato disperatamente di salvarlo, ma era troppo tardi. Resto a scrivere questo pezzo con un maledetto male al petto, come se stessi per avere un secondo infarto. Ceno abbastanza pesante per i miei standard, pieno di rabbia, ora. Devo calmarmi, devo distaccarmi da tutto, ma non ci riesco. Guardo un film demenziale di zombie su Iris, perché poi è annunciato un programma su James. Ma è soltanto una specie di sinossi filmata di tutte le serie dei Soprano. Sembra una beffa. Come la morte, di chiunque essa sia. Una beffa. Mangiare tanto, bere tanto, morire. A Roma, la città eterna. James riposa ora nel ventre dei suoi avi. L’ultima, questa sì magra, consolazione.

 

[Franz Krauspenhaar]

 

© foto di Sabrina Minetti

 

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