Innamora-menti
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di Adriana Lazzini, 6 giugno 2013
Nome: Adriana
Cognome: Lazzini
Website: http://www.adrianalazzini.ilcannocchiale.it
Bio: Adriana Lazzini nata nel 1972 è un'autrice di formazione umanistico-psicologica, vive vicino al mare. Collabora con un books magazine nazionale, pubblica racconti sul web. Nel dicembre 2010 è uscito il suo primo romanzo Randagia, Aracne Editrice.

Innamora-menti

Tre poesie

Sono – quasi – sentenze poetiche, questa della Lazzini. Stile scabro, ma nel quale la cultura pulsa fortemente. Non gioca con le parole, la Lazzini, ma con la psicologia e il sentimento; un gioco molto serio, che necessita di una consapevolezza sulle umane faccende che non è da tutti. Il contrario, credo, di una poesia autoreferenziale e fine a se stessa. Questo primo libro è come un grande quadro di pittura materica: senti la tela e il colore più volte versato quasi sulla pelle, come se tu e il quadro – tu e la poesia – foste nel momento di divenire una cosa sola. Le sensazioni e i sentimenti sono forti ma non urlati, non c’è compiacimento. C’è invece una comunione di questi con i fatti della natura, con le urgenze del corpo e dello spirito, in un mondo che mai come adesso ha bisogno di re-incantarsi di fronte all’amore.

Franz Krauspenhaar
 
 
 
INNAMORA-menti il primo libro di poesie di Adriana Lazzini per Aracne editrice, è un acting out letterario. Nei versi liberi si vedono le azioni che la mente è costretta a sperimentare sotto l’urgenza irrimediabile del sentimento. Il fare e il pensare nel vivere. E dove il potere della lirica non risolve l’incompreso, il rimosso malcelato torna sull’autrice con la sferzata vibrante che colpisce anche il lettore, perché la realtà è uno schiaffo che non si evita. La conoscenza che ne deriva è quasi materica, si addensa attorno a un’esperienza altra, la conclusione sempre diversa della vita che si sa, continuamente muta.
 
 
Parole (2)
 
Parole e arsura.
 
Spacca la crepa il fango secco
 
del mio sentire lontano.
 
Non sono più qui.
 
Stanze vuote s’appoggiano
 
su letti stanchi,
 
s’insinuano sbiaditi colori
 
nel fare lento, insoddisfatto.
 
Rigira ogni cosa nel lato che non riempie.
 
Non trova posizione
 
la bussola dei ricercati atti
 
finali, estenuanti, esposti, apicali.
 
 
Virus
 
Chi sei?
 
Entrato nel mio corpo,
 
insinuato nei miei organi
 
fino a farli scoppiare.
 
Pietra di muro corrosa,
 
diventi la mia pelle ruvida.
 
Radi al suolo anche il mio sdegno,
 
lasci a secco anche dell’impressione.
 
Svuoti pure i canonici indugi,
 
infine togli l’illusione dell’imbroglio.
 
È strazio il solo sospetto.
 
 
TAURUS
 
Sto nell’immaginazione visiva perché sono donna,
 
non stiro la mia pelle su rombi o trapezi
 
di maschile forma,
 
sto in punta di corna di toro picassiano;
 
volubile tendo e distendo al folle vento
 
l’ampio lenzuolo delle mie vedute spente.
 
Incrocio attorno alle tue braccia viticcio
 
i filamenti del mio esserci ancora.
 
Scopro l’inganno che non finisce
 
e non smenti.
 
 
[Adriana Lazzini]
 
@ Foto di Sabrina Minetti
 
 
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