L’insonne
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di Valter Binaghi, 15 luglio 2013
Nome: Valter
Cognome: Binaghi
Website: http://valterbinaghi.wordpress.com/
Bio: Come narratore ha scritto i romanzi “Robinia Blues” (Dario Flaccovio Editore, 2004), “La porta degli Innocenti” (Dario Flaccovio Editore, 2005), “I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, cronista padano” (Sironi, 2007), “Devoti a Babele” (Perdisa Pop 2008), “Ucciderò Mefisto” (Perdisa Pop 2010), “I custodi del talismano” (SottoVoce 2010) e il breve “La sposa in nero” (Senzapatria 2010). Come saggista è autore col figlio Francesco di “Johnny Cash, the man in black” (Arcana 2010) e con Giulio Mozzi di “10 buoni motivi per essere cattolici” (Laurana, 2011).

L’insonne

Un diario psicologico

“Che cos’hai, non ti senti bene?”
Mi affretto a rassicurarla, prima che si svegli del tutto: “No, niente. Solo non riesco a dormire”.
Si gira dall’altra parte con un: “Ah” moderatamente partecipe.
L’insonne non è un solitario per vocazione, ma non necessariamente è angosciato dall’incombenza di fare da testimone all’altrui serenità. Guardare la tua donna dormire, può essere anche un’esperienza tonificante, quando a poco a poco il suo volto si rilascia nella tranquilla fiducia infantile che a te è preclusa. E se si agita, se qualche immagine onirica perturba la piega delle sue labbra, puoi allungare il braccio, carezzarle la schiena, in un gesto di pura prossimità animale che blandisce i capricci del sangue e scioglie l’intrico di rovi in cui si è impigliato il sognatore.
Quanto all’insonne, se restare immobile per più di due ore risulterà intollerabile (d’altra parte lei ha il sonno leggero, e non puoi svegliarla in continuazione), potrà sempre trovare rifugio sul terrazzo, almeno d’estate, dove una sdraio e un posacenere lo attendono complici, per la quasi quotidiana rivisitazione dei propri appunti di psicologia spicciola.
 
La psicologia cui notte dopo notte l’insonne lavora non è un sistema enciclopedico né una brillante serie di aforismi. Piuttosto un diario, nato non da pura curiosità intellettuale ma da presunzione autoterapeutica: un diario dove si prova ad affondare, tracciando cerchi concentrici e gradualmente sempre più profondi, nel labirinto dell’inquietudine cronica, dove speri sempre di trovare il Minotauro che anziché di giovani e fanciulle si ciba delle tue ore notturne, e fare i conti con quello una volta per tutte.
Prima la sigaretta. Poi, gettato il mozzicone, ti rilasci sullo schienale e chiudi gli occhi. Dormire lì, al fresco, puoi provare ma sai già che non funzionerà. Cosa te lo impedisce?
I rumori, innanzitutto. Il tamarro scarburato in lontananza, gli echi della festa popolare nel paese vicino, last but not least la zanzara nell’orecchio.
Primo capitolo del diario psicologico: sei troppo sensibile, troppo percettivo, non ce la fai proprio a tener fuori l’esterno. Immagini la superficie dell’anima come uno specchio d’acqua, dove ogni minima caduta, fosse pure un petalo di rosa, traccia cerchi poderosi. Poi ti dici: macché. Le impressioni dall’esterno non cessano mai, neanche quando si dorme, tutt’al più entrano a comporre i nostri sogni. Non è per ciò che ci raggiunge dall’esterno che non si dorme.
E parliamo di questi cerchi, allora. Non sono semplici tracce, ma immagini, linguaggio. Raccontiamo a noi stessi ciò che accade: è il principio del pensiero, prima ancora che queste forme divengano segni e facciano da ponte tra noi e gli altri. Ti viene un’idea che ti pare grandiosa: ecco, pensi, si dorme quando la tessitrice spossata cessa la trama del linguaggio, con le risonanze interminabili che si porta dietro, gli andirivieni tra presente e passato, le immancabili prefigurazioni del futuro. Niente da fare.
Falso, anche questo. Se sollevi la coltre del sonno non è la quiete di uno specchio immobile che trovi, ma il caleidoscopio persistente dell’immaginazione sempre attiva, che però procede senza esibirsi, come un fiume sotterraneo. Ed ecco allora, finalmente, l’idea giusta: il segreto è nella luce. L’attenzione, l’interesse, l’eccitazione permanente con cui segui il film, non il film medesimo, che potrebbe farsi e disfarsi all’infinito senza disturbare il tuo sonno, se solo tu potessi restargli indifferente.
 
Perché non cali mai il sipario? chiedi al regista.
Perché la sala non è vuota, risponde quello. Finché c’è almeno uno spettatore, lo spettacolo è tale.
Perché non te ne vai a casa? chiedi all’unico spettatore stravaccato in terza fila (ha un’aria annoiata e perfino stravolta, ma non accenna a levare le chiappe)
Perché l’attore continua a muoversi sulla scena, risponde lui sbadigliando. Mi fa pena poveraccio, mica posso snobbarlo come tutti gli altri! Lasciamo che finisca, prima.
A che punto siamo, chiedi all’attore: manca molto all’ultimo atto?
Atto unico, scena unica, risponde lui. E non so quando finisce: l’autore, qui, suggerisce battuta per battuta, prova a chiedere a lui.
E dove lo trovo, maledizione?
Guardati allo specchio.
 
L’insonne vale poco come psicologo, ed è un artista fallito. L’autocorrezione indefessa, la ricerca della perfezione è il suo alibi reiterato, ma la verità è che ha problemi di punteggiatura. Mettere il punto è la cosa più difficile, nella vita e nella scrittura.
Negoziare si vorrebbe, con la morte e con il testo, e durare in eterno.
Cadere dall’albero per un colpo di vento, senza consentire, finire il romanzo quando finisce l’inchiostro, senza sacrificare parole.
Così si crede di aggirare la morte, e non si fa che morire ogni istante, malvolentieri.
 
[Valter Binaghi]
 
@ Foto di Francesco Di Lisa
 
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Domenica 16 ottobre “Torno Giovedì” sarà presente al Sunday Park, organizzato da Elita, al Teatro Franco Parenti di Milano. Troverete un banchetto con libri in vendita all’interno del Salotto. Saranno presenti anche vari autori di “Torno Giovedì” per firmare le copie, rispondere a domande, conoscere i lettori.
Dalle 17 alle 18, invece, nella Sala bistrot potrete assistere a Letture, indagini, passioni e parolerie senza rete a cura di “Torno Giovedì”. Saranno presenti gli autori: Elena Mearini, Alessandro Zannoni, Luigi Carrozzo, Fernando Coratelli, Franz Krauspenhaar, Marco Rossari. Verranno anche presentati i romanzi Undicesimo comandamento (Perdisapop) di Elena Mearini e Tutte le cose di cui sono capace (Perdisapop) di Alessandro Zannoni.

 

 

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