Calafuria Jam # 3
gravatar
di Luigi Carrozzo, 22 agosto 2013
Nome: Luigi
Cognome: Carrozzo
Website:
Bio: Luigi Carrozzo è editor e scrittore. È cofondatore di MacchiaUmana.

Calafuria Jam # 3

Voci da pizzeria

«No, non sono un tipo religioso. Mai stato un credente. Diciamo pure che il mio è un approccio jazz alla spiritualità. Mi piace improvvisare. Improvviso con il divino. Sempre che lui stia ad ascoltarmi. Però ogni tanto una preghiera a denti stretti mi scappa. D’altronde è qui che sono nato, tra rosari alle pareti e santi a fare la spia ogni volta che mi sono trovato solo nel bagno con i miei pensieri impudichi. Ogni tanto una preghiera mi scappa, dicevo. Ultimamente chiedo di poter rinascere. E di avere le mani di Oscar Peterson.»

 
*
 
«Questa pizzeria è un covo di cuori infranti. La signora Flavia, per esempio. Il marito l’ha mollata quando ha scoperto che lei non può avere figli. Così la donna ha ripiegato sul cane. Uno schnauzer bigio che tratta meglio di un cristiano. Tipo che dopo i bisognini gli pulisce il didietro con le salviette umidificate dei neonati. Un cane con il culo che puzza di Pampers. A lui Flavia intesterà tutti i suoi averi. Che poi a ben vedere si riducono a poche cose; una macchina per la moka che pare essere appartenuta a Eduardo De Filippo in persona, e un’arricciacapelli di sua nonna, di quelli che si scaldavano sul fornello di casa. C’è poi il Giova. Suo padre è morto d’infarto proprio mentre la madre lo stava partorendo: è diventata madre e al contempo vedova. La donna è uscita di testa: si convinse che il suo sposo si fosse reincarnato nel nascituro. Così ha allevato il bambino sicura che in età adulta lui l’avrebbe riconosciuta e il loro amore sarebbe risbocciato. Quando Giova ha compiuto diciassette anni lei è morta. Un’incidente stradale. La storia non si è compiuta: il Giova è rimasto orfano senza avere il tempo di essere vedovo.
 
*
 
«E quello? Lo vedi quello? Ieri gliel’ho chiesto, sai cosa mi ha risposto?: ‟Ebbene sì, mi sono trombato Lamù”.»
 
*
 
«Oggi il professore di italiano ci ha spiegato che con il 25 aprile si festeggia la Liberazione dal nazifascismo. Il prof dice che dovrebbe essere anche l’occasione per ricordare che dentro ognuno di noi cova un piccolo fascista, e basta davvero poco per far sì che si scateni. Dice che dobbiamo riconoscerlo quel fascistello, riconoscerlo e disinnescarlo.»
 
[Luigi Carrozzo]
 

© foto di Sabrina Minetti

 

 

condividi su: TwitterTwitter FacebookFacebook