Che fine fa l’amore che finisce?
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di Barbara Collevecchio, 29 agosto 2013
Nome: Barbara
Cognome: Collevecchio
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Bio: Psicologa a orientamento junghiano, ha pubblicato "Il male che cura" saggio psicoantropologico. Ha collaborato con Style di "il Giornale", Psychomedia, UnoNove e Stile Maschile. Inoltre ha curato a Mondo Bizzarro la retrospettiva su Jan Saudek.

Che fine fa l’amore che finisce?

La dinamica del ricordo

 

Qualche tempo fa sono stata colpita dalla reazione emotiva di un mio caro amico.
Dopo settimane di urla, strepiti e pianti per una relazione malandata, un giorno come per miracolo, risorge a nuova vita e si fidanza con un altro.
E… tutto va bene?
Un tempo Dioniso aveva un amante: Ampelo. Con questi giocava alla lotta. Immagino i corpi scultorei di questi virgulti arcadici avvilupparsi nella pugna erotica, nel regno di bellezza del mondo greco antico. Il mito ci racconta che Ampelo superasse in bellezza Dioniso, essi vivevano tra satiri e sileni in Frigia.
Durante i loro giochi, però, Ampelo ebbe un terribile incidente. Alcune fonti narrano che cadde dal dorso di un toro imbizzarrito o da un albero sul quale si era arrampicato per cogliere un grappolo d’uva. Fatto sta che purtroppo morì sotto gli occhi di un giovane Dioniso disperato.
Può un Dio amare umanamente? Evidentemente sì se Dioniso soffrì così tanto quella morte. Il mito narra che dalle sue lacrime sulla terra in cui era sepolto il suo amore, sorse la vite. Dal dolore lancinante e crudele dell’amore perduto di un Dio, nacque il vino.
Il vino dunque è nato per obliare il dolore e da che mondo è mondo poeti, scrittori e cantanti ci narrano di sordide e sonore bevute per dimenticare una delusione. 
Una poesia su tutte: Le osterie di Alda Merini.
 
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell'eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello magico di pensiero.
troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
magico l'acre sapore del vino
indenne,
meglio l'ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

Ma com’è possibile dimenticare un dolore e quando si dimentica, dove va a finire tutto l’amore che si è provato?
Nel film Eternal Sunshine of the Spotless Mind (tradotto in italiano Se mi lasci ti cancello), per dimenticare una delusione d’amore bisognava sottoporsi a una sorta di operazione chirurgica sulla memoria, che asportasse tutti i ricordi riguardanti la persona amata. 
Ma dimenticare, anche forzatamente è guarire?
Io penso di no. È vero che la memoria è selettiva, è vero che rimuginare non faccia bene ma rimuovere forzatamente riempiendoci la testa e le giornate d’altro, è tanto poco salutare quanto compensare una dipendenza da eroina con quella dall’alcol.
Ci sono due tipi di tempo: un tempo cronologico e sequenziale ed un tempo ciclico, come quello delle stagioni. Noi donne siamo legate al tempo ciclico e forse sappiamo, perché in noi è sedimentata una saggezza matriarcale e atavica, che tutto scorre, ricorre, che tutto torna e nulla è per sempre, neppure la fine. I ricordi ritornano mesti a mescolarsi con il presente inficiandolo, irrigidendolo, dirigendolo. Questo accade quando stoltamente non ci lasciamo soffrire fino in fondo e voglia o tappare il buco di una sofferenza riempiendolo con qualcos’altro. All’inizio, invece, bisogna toccare il fondo e pagare lo scotto.
La memoria è continua ripetizione, e per quanto ci risulti difficile da credere siamo legati al rituale tanto quanto gli indigeni o i popoli arcaici. Abbiamo bisogno di rituali sin da bambini: che la mamma ci legga le stesse favole anche dieci volte di fila, come abbiamo bisogno di messe postmoderne tipo San Remo. Le ricorrenze fanno parte di questo tempo ciclico che si ripete. La vita stessa nel peggiore dei casi è coazione e ripetizione di copioni già vissuti.
Questo è tanto più valido quanto più vogliamo seppellire vivo un sentimenti di qualsiasi natura essa sia. Come uno Zombie divelterà le zolle quando meno ce l’aspettiamo e tornerà a farci paura. Allora non è più conveniente lasciare che il dolore faccia il suo corso, come un vino in una botte? Se lasciamo questa falsa pretesa di felicità immediata a tutti i costi, da quella botte verrà fuori un vino nuovo, un sangue rinnovato che ci darà nuova forza. A quel punto il ricordo non sarà più un nemico bensì un’arma. Più ricordi abbiamo più frecce ci sono nella nostra faretra.
Perché la vita e l’innamoramento non sono mica un gioco da ragazzi: sono roba da bambini perché noi ogni volta che “cadiamo in amore” ci perdiamo, confusi, infantili.
Allora ha ragione Cardarelli: nella perdita io ti possiedo davvero oggetto d’amore.
 
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

Nel ricordo m’appartieni perché diventi esperienza, presenza introiettata , proteina delle mie carni. Il ricordo mi solidifica. Chi ha ricordi percorre la vita a schiena dritta per il sol fatto di aver vissuto.  Ci dispera quel che non accadrà mai più. Ma cosa non può mai più accadere se non noi? Cosa si può davvero perdere di sostanziale se non noi stessi? La morte terrorizza d’altronde chi commette il peccato di non vivere. Come la morte di un amore terrorizza chi non ha amato fino in fondo, chi ha rimorsi, chi non si è dato fino alla fine.
E allora se un amore c’è stato, se sul di lui corpo fatto carne e fibre e muscoli e dolore abbiamo pianto, gioito, goduto: noi siamo stati vivi. E ricordarlo ogni tanto non sarà infelicità ma promessa di nuova gioia. Ho vissuto, posso ancora vivere perché ho dato prova di resistere e assistere a questo miracolo che mi ulteriorizza e supera in quanto essere finito. 
Si ripeterà non si ripeterà questo miracolo dell’avere amato? Domande inutili quando un ricordo non è qualcosa che uccide. Quando io non muoio perché muore un amore e non permetto per la mia debolezza di uccidere l’immagine dell’altro in me. 
Tornando al mio amico, con molta saggezza è fuggito da una relazione disfunzionale per approdare a una più funzionale e sana. Ma non ha dimenticato. Non è così sciocco o superficiale. E quella storia con quella persona, in quel giorno, di quella ora, di quell’anno, resterà in lui. Per dargli linfa vitale. Per dargli prova di aver vissuto.
Perché in fondo avevano ragione i mie amati greci quando affermavano che si è vivi davvero, si esce fuori dal medio vivere quotidiano solo quando un Dio si impossessa di noi. E quale Dio è più potente del Dio amore?
 
[Barbara Collevecchio]
 
@ Foto di  NAYEEM

 

 

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  • silvia corti
    aprile 14, 2012 alle 9:01 am

    sono d'accordo. l'amore è qualcosa di più espanso e smisurato dei limiti umani e materiali che gli associamo, va al di là del tempo e delle cose. mi piace anche il pensiero sul tempo lineare maschile e quello ciclico femminile, che non è solo una questione ormonale, credo. è una diversa visione delle cose del mondo, e una prospettiva che è più profonda e lungimirante nel nostro universo. ma non diciamolo ai maschietti!
    e poi l'amore non finisce. se c'è, esso si trasforma e prende nuove strade, ma non si esaurisce. anzi, si accresce proprio perchè nutrito dai ricordi, anche se sono dolorosi.

  • aandena
    novembre 17, 2012 alle 9:14 pm

    grazie, volevo dirti grazie per questo articolo. Spero di non sembrarti troppo lusinghiero ma, devo ammettere che sei stata una bellissima net-scoperta, piu' leggo quello che scrivi piu' resto basito…. complimenti…
     
    ti allego un pezzo che io ho trovato molto bello su dio e l'amore… 
     
    http://aandena.wordpress.com/2011/06/07/dio-non-puo-giocare-a-dadi-col-mondo/