Dio non esiste, le coccinelle sì
gravatar
di Laura Di Corcia, 29 agosto 2013
Nome: Laura
Cognome: Di Corcia
Website:
Bio: Laura Di Corcia, oltre a praticare la professione di giornalista culturale per giornali come “La Provincia” di Como e il “Corriere del Ticino”, è autrice di poesie, che ha presentato in diversi spazi, tra cui il circolo Cerizza, a Milano, e il Festival letterario Parolario, a Como. Ha collaborato attivamente al Festival Chiassoletteraria, per cui ha curato il blog (chiassoletteraria.wordpress.com). Inoltre è la voce recitante del programma “La Voce di Gwen”, curato da Fabiano Alborghetti, presso la webradio ticinese Gwendalyn.

Dio non esiste, le coccinelle sì

Le rotte dei naviganti 

Il pavimento grigio sembrava affetto da morbillo. Una strana malattia, bianca, che copriva tutto, a piccoli schizzi, una sorta di pointillisme di cattivo gusto. E fatto da chi, poi? Chi era entrato a casa nostra, conciandola così? Era un animaletto che si era annidato sotto il parquet di legno? Si era sciolta la pittura appena passata sui muri? Che cosa poteva essere successo a quei due locali e mezzo, chi aveva turbato la loro quiete, che cosa significavano quegli sputazzi ovunque? Anche sulle mensole, incredibile! Anche in cucina! E sul camino. E in bagno, sul lavandino, sul bidet, sul gabinetto, sulla vasca. Guarda, guarda. Lui guardava, in effetti, e mi pareva preoccupato. Un paio di minuti prima infilava sicuro la chiave nella toppa, e adesso era in preda al panico. La nostra prima casa, quella in cui saremmo dovuti entrare da lì a pochi giorni, non era più un nido tranquillo, ma era stato preso di mira da un’arpia, da qualcosa che non riuscivamo a individuare. Lacrime di un dio invisibile, forse… Dammi una spiegazione, ti prego! Le spiegazioni sono come una carta data a un navigante, che sa che lì c’è l’Ovest, dall’altra parte l’Est. Uno si orienta. Ma guarda! Alcuni schizzi sono marroni. Vieni qui. Ci vado, entro, vedo per prima cosa il suo sedere stretto, per seconda i suoi capelli biondi. Bello e buono. Troppo buono. (Ma sei sicura che sia la cosa giusta da fare?) Si sposta un attimo e allora finalmente tu vedi e all’inizio non capisci, è solo una cosa più grande per terra. Poi capisci. Un uccello morto (dev’essere entrato dal camino, poi ha trovato le finestre chiuse e ha scacazzato per tutta la casa, una brutta fine). Un uccello morto ai piedi del letto. Del nostro letto.

Lo guardi negli occhi. E capisci, improvvisamente, che cosa hai di fronte. È l’Ovest. Lontano e sconosciuto. È lui che chiude la porta della camera, è lui che esce dall’appartamento per primo. Ti guarda. Non c’è espressione nei suoi occhi. Solo, nella parte più profonda del pozzo, tanti puntini neri.
 
Cinque anni dopo.
È una giornata qualunque. Il 2012 è iniziato meglio. I vuoti sono vuoti e basta. Non tentare di riempirli con le cose sbagliate. Non ci pensi quasi più all’appartamento col morbillo. A volte lo racconti e ti prendono in giro. Chi se ne importa. Il cuore lo sa che il mondo invisibile esiste e tu lo attendi e sei serena mentre bevi il tuo caffè. Chissà come mai esci sul terrazzo. È ottobre ma fa ancora caldo. Il gatto sbadiglia. Ne vedi prima una, vicino alla sua zampa. Poi un’altra. E un’altra ancora, sul pavimento del terrazzo. Ma quante ce ne sono? Camminano veloci, si arrampicano, sono indaffarate. Ma è quando ti giri verso la parete che ti accorgi che sono davvero tante: due miliardi di coccinelle, tutte insieme, sulla parete di casa tua. Dove state andando? Posso venire anch’io con voi?
Io non so se le coccinelle si spostano in massa, se vanno verso Est o Ovest. Se è vero che portano fortuna o sono belle e basta. So che vanno, e questo è quanto. E anch’io voglio andare. Io, con le mie gambe. Che mi sostengono, sempre. E sanno già qual è la strada.

[Laura Di Corcia]

@ Foto di Sabrina Minetti

 

 

condividi su: TwitterTwitter FacebookFacebook