Il silenzio dell’opportunista
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di Samanta Di Persio, 22 agosto 2013
Nome: Samanta
Cognome: Di Persio
Website: http://sdp80.wordpress.com/
Bio: Laureata in Scienze Politiche, vive a L'Aquila. Da diversi anni impegnata per i diritti dei lavoratori con denunce su, "Casablanca", "articolo21", "Micro Mega" e www.cadutisullavoro.it. Ha scritto, con Casaleggio Associati, "Morti Bianche" e "Ju tarramutu". Nel 2011 ha pubblicato per Rizzoli "La pena di morte italiana".

Il silenzio dell’opportunista

L’interesse collettivo

Il tavolo è grigio come le nuvole cariche di pioggia. I convenuti si guardano tutti in faccia, ancora non proferiscono parola, ma se si potessero in qualche modo intercettare i pensieri, la frase più casta potrebbe essere: “Che cazzo sei venuto a fare, cerebroleso”. In alcuni casi bisognerebbe provare a incontrarsi in luoghi dai colori tenui, pastello, dicono che in qualche modo influenzino gli umori delle persone. Invece quel tavolo è grigio e man mano sembra diventare sempre più scuro: Lucio non si è accorto che con la biro nera lo sta scarabocchiando, Marta la grande ticchetta con le unghie, lasciando impronte untuose sul piano, Marta la piccola si prepara nervosamente una sigaretta e un po’ di tabacco le cade dalla cartina. Anita ha lasciato suo marito a casa con i loro due figli piccoli perché stasera vuole presentare un progetto che potrebbe risollevare le sorti del comune, ormai oberato da debiti. Marco ha una pila di fogli che sfoglia, e legge continuamente con gli occhi, sono le prove che potrebbero inchiodare il comune per presunti tangenti ricevute per una grande speculazione edilizia che si vorrebbe realizzare a ogni costo. Gli anziani del paese si sono avvicinati ai giovani riponendo in loro molte speranze, hanno raccontato dell’alluvione del 1947 che aveva spazzato via molte abitazioni provocando più di duecento morti. Sarebbe un gravissimo errore costruire accanto al fiume Bor, ci sono moltissime leggende e racconti che narrano di un dio uscito dall’acqua, ogni qualvolta qualcuno abbia realizzato una costruzione vicina agli argini. Molti uomini sono trascinati nel suo grembo e nessun corpo è mai stato ritrovato. Antonio detto l’infuocato prende dalla tasca il suo ultimo modello di iPhone, costa oltre settecento euro, lo mostra a Giorgio, disoccupato come lui, e glielo descrive come qualcosa di essenziale: “È bello vero? Ci posso andare su Facebook quando voglio”. Giorgio non replica nulla, lo guarda solamente un po’ perplesso. Finalmente è arrivato il sindaco, scortato dalla segretaria che ha vinto l’ultimo concorso di bellezza indetto in paese, i tacchi la fanno scivolare: i faldoni che ha in mano cadono per terra e una busta bianca finisce sotto la sedia. Il destinatario della lettera è Antonio l’infuocato. Cosa potrebbe mai scrivere il primo cittadino a un disoccupato? Anita con mestizia alza la mano, sta per chiedere: “Sindaco ha scritto qualcosa a tutti i residenti?”. Il suo braccio sollevato viene ignorato, e il sindaco più votato che si ricordi nella storia, inizia il suo discorso: “Avendo registrato un tasso elevatissimo di disoccupazione, sono lieto di dirvi che presto ci sarà un centro commerciale che offrirà posti di lavoro per due anni all’impresa edile del paese che ormai aveva come destino la chiusura, a fine lavori metà dei contratti saranno a tempo indeterminato e l’altra metà a tempo indeterminato! Non male!”. Sempre Marta sta pensando che anche la messa in sicurezza del fiume Bor darebbe lavoro. Il sindaco, incapace di mostrare la sua felicità, dà una pacca sulla spalla di Marta che si gira e lo guarda atterrita. Il primo cittadino si alza e quando ormai è di spalle Antonio entusiasta applaude e grida: “L’impresa di papà è salva”. Il gruppo non aveva mai capito perché il ragazzo era restato sempre in silenzio, e mentre tutti si affannavano a portare prove della corruzione, dell’incapacità del sindaco, lui non prendesse mai una posizione.

 
[Samanta Di Persio]
 
© foto di Sabrina Minetti
 
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