Quei fogli sul tavolo
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di Marino Magliani, 29 agosto 2013
Nome: Marino
Cognome: Magliani
Website: http://www.marinomagliani.com
Bio: Marino Magliani, ligure, vive in Olanda. Ha scritto fra gli altri "Quattro giorni per non morire" (Sironi editore), "Il collezionista di tempo" (Sironi editore), "Quella notte a Dolcedo" (Longanesi) e "La tana degli alberibelli" (Longanesi).

Quei fogli sul tavolo

Mentre scrivevo "Amsterdam è una farfalla"

 

Qualcuno doveva aver letto i quotidiani italiani che stavano aperti sul tavolo. Accanto ai giornali c’erano anche dei libri, una cartellina di plastica, e un paio di numeri della rivista che interessava a me. Quando verso le dieci sentii il bisogno di fare una pausa, mi alzai e mi avvicinai ai finestroni bassi e larghi da cui si vedeva il passaggio di caviglie e biciclette, perché la biblioteca dell’Istituto italiano di cultura per i Paesi Bassi era in un sotterraneo quasi a livello della strada.
Riflettevo da giorni sul libro che mi era stato commissionato. Amsterdam in bicicletta.
Presi il “Corriere”, che stava sull’altro lato del tavolo, accanto al paio di riviste e alla cartellina. L’occhio mi cadde su di un foglio. Erano disegni di canali e palazzi – riconobbi la forma navale del Nemo, che è un edificio progettato da Renzo Piano e realizzato sullo IJ – ma anche di torri e di tetti sullo Herengracht cerchiati di rosso. Addirittura la Watertoren di IJmuiden, la cittadina dove abitavo. Quale coincidenza, nel momento in cui raccoglievo materiale per un libro su Amsterdam, sui suoi palazzi e le sue palafitte e le sue ragnatele anfibie, allo stesso tavolo della biblioteca dell’Istitituto, qualcuno aveva disegnato queste cose. Mi sarebbe piaciuto sapere chi fosse e perché aveva cerchiato di rosso i tetti e la scalinata del Nemo. Ma soprattutto perché si interessava alla Watertoren di IJmuiden. Cos’aveva di importante la cisterna dell’acqua di IJmuiden, e cos’aveva in comune coi palazzi di Amsterdam?
La cartella era chiusa, la mossi per vedere se conteneva qualcosa. Mi sembrò di sì. Da sotto le riviste spuntavano altri fogli. Attesi che il bibliotecario si assentasse e mi precipitai a guardare. Aprii le riviste, vidi altri fogli di disegni di palazzi, frontoni e ancora tetti cerchiati di rosso. Non ebbi il coraggio di aprire la cartella. Chiunque fosse, chi aveva disegnato quelle cose lì era ossessionato dalla parte superiore della città. Rimisi a posto.
Il bibliotecario tornò poco dopo alla sua scrivania. Gli chiesi se potevo consultare le due riviste che erano sul tavolo, forse erano di qualcuno che era uscito e s’era dimenticato i fogli e la cartellina. Il bibliotecario disse: faccia pure.
Aspettai che si voltasse e sottrai anche qualche foglio coi disegni, lo infilai velocemente tra le pagine delle riviste, e mi risedetti. In caso fosse entrato il proprietario potevo sempre dire di non essermi accorto che nelle riviste c’erano dei fogli. Le riviste erano pubbliche, e stavano sul tavolo.
Lessi. Vondel Kerk e l’indirizzo Vondelstraat 120, cancellato con una riga. E sotto, in stampatello, un indirizzo: Prinseneiland d’Schelvis e un numero, 73 pagina 15. Guardai le riviste, a pagina 15 una parlava di un convento. L’altra raccontava di un’isola, la Prinseiland e c’era la fotografia di alcuni magazzini, tutti uguali.
Alzai gli occhi dai fogli e mi accorsi che c’era qualcuno fuori della finestra. Era una donna, e forse mi osservava da chissà quanto. Se era la proprietaria dei fogli, mi aveva colto sul fatto. Le sorrisi. Ma perché non entrava? Rimase lì qualche istante, e appena mi alzai, tentato di raggiungerla e chiederle scusa, lei sparì. Salii di corsa le scale, uscii. Non c’era più.
Tornai giù e chiesi al bibliotecario se chi aveva consultato le due riviste e dimenticato i fogli sul tavolo aveva lasciato un nome.
Il bibliotecario disse che aveva preso servizio tardi, e ogni tanto s’era pure assentato. Insomma, non sapeva chi s’era seduto a consultare le riviste. Ricordai un racconto che avevo pubblicato su “Torno Giovedì”. Un editore, in una sala mortuaria, convinceva il guardiano a controllare sul video della sorveglianza tutte le persone che durante gli ultimi due giorni erano andati a vedere il defunto disteso nella camera ardente.
Salii negli uffici e chiesi al custode se per favore potevamo fare una ricerca sul servizio di videocamere. Riuscii a convincerlo. Un signore anziano era entrato in biblioteca verso ore 8,30, aveva preso un libro dallo scaffale degli autori stranieri, poi s’era seduto al tavolone, e prima di aprire il libro, aveva letto un quotidiano, del giorno prima presumo, perché solitamente era il bibliotecario a portare i quotidiani del giorno, e a quell’ora non era ancora presente. La seconda presenza fu quella di un’impiegata, ma era entrata in biblioteca da una porta interna. La terza una donna. Scesi i quattro gradini, la donna aveva dato un’occhiata al bancone del bibliotecario, e non trovando nessuno era andata dritta al reparto riviste, come se conoscesse bene quegli scaffali.
Quando si voltò riuscii a vederla bene. Era la donna che poco prima mi aveva osservato da fuori, attraverso i vetri. Aveva posato la borsa e la cartella sul tavolo, accanto al “Corriere”, poi s’era seduta e aveva aperto le riviste. Ogni tanto scriveva qualcosa sui fogli. Era sui trent’anni, capelli scuri, un giubbotto col bavero alto, gonna e stivaletti con tacchi alti. Il guardiano fermò l’indagine pochi istanti. Gli chiesi di mandare velocemente avanti per vedere quanto s’era fermata. Dopo una mezzora, la donna non indossava più il giubbotto, ma l’aveva posato sulla sedia. E a un certo punto aveva ricevuto una telefonata, aveva preso con sé la borsa e il giubbotto ed era uscita. La videocamera dell’ingresso la mostrò per un tratto del Keizersgracht e poi che passava il ponte.
Il custode mi chiese se avevamo finito. Dissi di no, guardai la donna allontanarsi di buon passo, ma poi fermarsi e voltarsi, accennare un cambio di rotta, come se si fosse ricordata di aver dimenticato in biblioteca qualcosa. Pensai che fosse lei la Farfalla.
 
[Marino Magliani]
 
@ Foto di Pia De Jong  
 
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